Quando il caldo estremo uccide sul lavoro

UN NESSO FATALE TRA LAVORO E TEMPERATURE ESTREME

Il tema della relazione tra le temperature elevate estreme e il rischio potenziale per la salute dei lavoratori in alcuni settori critici particolarmente esposti, è stato rilanciato in questi giorni da Il Fatto Quotidiano e da alcune testate nazionali e internazionali. Il problema è divenuto, purtroppo, di spinosa attualità per l’aumento sempre più frequente delle temperature estive a livelli che, in taluni casi, possono rendere rischiosa un’attività lavorativa direttamente esposta, specie nelle ore centrali del giorno. Per temperature estreme o elevate si intendono le temperature al di sopra dei 35°C, ma anche quelle inferiori che siano però “percepite” al di sopra di quella soglia. Non fatichiamo ad immaginare quali siano i settori maggiormente coinvolti, come riportato dal Fatto Quotidiano: i lavori di stesura del manto stradale, di rifacimento di facciate e tetti, le lavorazioni all’aperto che richiedono indumenti di protezione, ma anche tutte le fasi lavorative che avvengono in luoghi non proteggibili dal sole o che comportino l’utilizzo di materiali o lo svolgimento di lavorazioni che non sopportano il forte calore.  

Proprio per questo è bene ricordare che in caso di temperature molto alte e per giunta prolungate nel tempo come quelle che ci hanno colpiti nelle scorse settimane, le aziende possono chiedere la cassa integrazione per “causale meteo. La cosa interessante da ritenere è che l’azienda è tenuta solo ad indicare i giorni di sospensione ma non a fornire dichiarazioni che certifichino l’entità della temperatura e allegare bollettini meteo.

ALCUNE ATTIVITA’ POSSONO ESSERE SOSPESE SE LA TEMPERATURA SUPERA CERTI LIMITI

Come specificato nell’articolo del Fatto Quotidiano : l’Inps, nel rispetto dell’art. 15, comma 1, della legge n. 183/2011 che vieta alle amministrazioni di chiedere al cittadino dati ed elementi già in possesso di organismi pubblici, “provvede infatti autonomamente ad acquisire d’ufficio i bollettini meteo e a valutarne le risultanze anche in relazione alla tipologia di attività lavorativa in atto.

Indipendentemente dai bollettini, l’INPS riconosce il diritto alla cassa integrazione, qualora il referente per la Sicurezza in azienda ritenga che ci siano pericoli o rischi per i lavoratori a svolgere una determinata lavorazione.

AUMENTANO I DECESSI SUL LAVORO PER ESPOSIZIONE ALLE ALTE TEMPERATURE

Precisiamo che non si tratta di concetti astratti ma di ipotesi che hanno trovato tragico riscontro nella realtà. Il 22 luglio 2022, in concomitanza con record storici di temperature elevate, un operaio è morto dopo aver sbattuto la testa a seguito di un malore, sembrerebbe per le alte temperature. È da confermare che il nesso di causa effetto sia stato proprio il calore, ma è un’ipotesi al vaglio più che concreta.

Un altro caso da accertare, ma che sembra rientrare in condizioni di quel tipo, è quello di un operaio di 54 anni morto a La Spezia per un malore. Fabio Servidei, segretario confederale Uil Liguria e Riccardo Badi, segretario regionale Feneal Uil Liguria, hanno chiaramente affermato come non vi possa essere alcuna fatalità nella morte di un operaio che stava lavorando sul tetto di un cantiere in condizioni di caldo eccezionale.

I casi segnalati sono sempre più numerosi, perché non c’è alcun dubbio sul fatto che il surriscaldamento climatico stia facendo emergere criticità lavorative sconosciute fino a qualche decennio fa. Fino agli anni ’90, ad esempio, quando le estati erano influenzate da condizioni anticicloniche di tipo atlantico dominate da correnti più temperate (il famoso anticiclone delle Azzorre), era alquanto raro che alle latitudini del Trentino o della Liguria potessero verificarsi condizioni così estreme. Parliamo di temperature prossime ai 38-40 °C portate sempre più spesso, dall’anticiclone africano di stampo sahariano, anche a latitudini insolite come in Francia e Gran Bretagna. Qualcuno con ironia, chiede di mettere l’anticiclone delle Azzorre su Chi l’ha visto, dato che sembra essere latitante, salvo brevi e silenziose incursioni, da almeno un paio di decenni.

Proprio per questo come riportato da un artico del Corriere della Sera, ci si sta muovendo anche a livello europeo: i sindacati europei hanno chiesto lunedì 25 luglio alla Commissione UE di imporre limiti di temperatura massima per i lavoratori all’aperto dopo che tre persone sono morte durante un turno a Madrid durante l’ondata di caldo soffocante della scorsa settimana.

Claes-Mikael Stahl, vicesegretario generale della Confederazione europea dei sindacati ha affermato che “I lavoratori sono in prima linea nella crisi climatica ogni giorno e hanno bisogno di protezione per far fronte al pericolo sempre crescente delle temperature estreme”.

In Spagna, le altissime temperature registrate nelle scorse settimane hanno provocato la morte di alcuni lavoratori in pochi giorni. Così uno spazzino di 60 anni, morto il 23 luglio 2022 perché crollato in strada per un colpo di calore e un magazziniere di 56 anni, anch’egli deceduto per un colpo di calore a Madrid. In quei giorni nella città castigliana si sono raggiunti i 40°C.

SEMPRE PIU’ NECESSARIE LEGISLAZIONI A LIVELLO EUROPEO

Sono pochi i paesi europei che prevedono una legislazione sulla temperatura massima per i luoghi di lavoro, ma proprio per questo Stahl sostiene con forza la necessità per l’UE di adottare una legislazione a livello continentale sulle temperature massime di lavoro perché “il tempo non rispetta più confini nazionali”.

Le temperature rientreranno sempre di più non solo nei fattori di rischio lavorativo maggiore per determinate fasce di lavoratori che ne sono più direttamente esposte (ad esempio i lavoratori edili, netturbini, lavoratori agricoli) ma devono rientrare anche nel concetto di prevenzione, adottando quei dispositivi idonei a sopportare le alte temperature (come i dispositivi di protezione individuale di materiali leggeri, traspiranti e non pesanti) oppure a proteggere dai raggi diretti del sole (come cappelli e berretti appositamente studiati e non improvvisati).

 

Paolo Conte

Ufficio comunicati stampa e Blog

Life 81